Un toro squartato senza motivo, ai margini di un villaggio di pensionati a pochi chilometri dalla zona demilitarizzata tra le due Coree. Hope parte da lì, da una carcassa e due poliziotti di provincia, e poi non rallenta più. Il nuovo film di Na Hong-jin è nelle sale italiane dal 5 novembre con MUBI: è un film di mostri grosso e sporco di sangue, girato da uno che sa far paura sul serio. Ha difetti che si vedono. Annoiarsi, però, è difficile.
Il regista coreano mancava dal 2016, l'anno di The Wailing. Prima aveva firmato Chaser e The Yellow Sea, due thriller durissimi. Hope è il suo quarto film, e dopo dieci anni di silenzio ha scelto gli alieni.
Due biglietti su tre in Corea erano per lui
La prima mondiale è stata il 17 maggio 2026, in concorso per la Palma d'Oro a Cannes, con una proiezione stampa piazzata a tarda ora. Non proprio l'orario ideale per un film che dura due ore e mezza.
In patria è andata anche meglio. Uscito in Corea il 15 luglio, nel primo weekend (17-19 luglio) ha incassato 11,3 milioni di dollari con 1.504.019 spettatori, prendendosi il 66,6% del mercato. Ammazza: in quei tre giorni, due biglietti su tre venduti nel paese erano per Hope. I dati del consiglio cinematografico coreano dicono che ha superato i 2 milioni di spettatori in cinque giorni, più in fretta di qualsiasi altro film uscito in Corea nel 2026. È la migliore apertura dell'anno nel paese.
Sul budget gira un'indiscrezione mai confermata: sarebbe il più alto mai speso per un film coreano. Una cifra ufficiale non c'è.
Hope Harbor, un toro e due poliziotti
Il villaggio si chiama Hope Harbor, da cui il titolo, ed è abitato soprattutto da anziani. Il capo della polizia Bum-seok (Hwang Jung-min) e l'agente Sung-ae (Jung Ho-yeon, modella e attrice) devono capire chi o cosa ha fatto a pezzi quell'animale. Lui è un po' imbranato ma ha coraggio, lei è quella sveglia della coppia.
La prima ora è la parte migliore. Na fa quello che gli riusciva in The Wailing: tensione, indizi, sangue che arriva prima delle spiegazioni. Alle ricerche si uniscono volontari e cacciatori con fucili non proprio in regola, la gente scappa, qualcosa di enorme si muove tra le case diroccate e tu non lo vedi mai. Qui Hope è un horror di paese, e funziona benissimo.
Poi la creatura si fa vedere.
Dalla seconda ora sembra uno sparatutto
Da lì il film cambia marcia. Gli alieni sono più di uno e sono velocissimi, la lotta lascia il paese ormai distrutto e si sposta in un bosco, dove la caccia ricomincia da capo contro bestie che cambiano forma. Il primo riferimento che ti viene in mente è Predator. La struttura, a tratti, è quella di un videogioco a livelli: area nuova, nemico nuovo. Un critico, dopo Cannes, gli ha dato 9 su 10 e ha paragonato la carneficina a quella di Mad Max: Fury Road. Il paragone regge per il ritmo, molto meno per la confezione.
Gli effetti digitali infatti sono grezzi, per scelta: Na li tiene volutamente rudimentali, quasi sperimentali. Se cerchi creature lucide da trailer, qui non le trovi. Su un film così lungo la scelta pesa: o ti piace quel look da monster movie artigianale o te lo porti dietro come un sassolino nella scarpa fino ai titoli di coda.
Il cast mescola Corea e Occidente: accanto a Hwang e Jung ci sono Zo In-sung, Michael Fassbender, Alicia Vikander, Taylor Russell e Cameron Britton. Fassbender e Vikander sono sposati, e il modo in cui sono finiti sul set è l'aneddoto più simpatico arrivato da Cannes. Vikander voleva lavorare con Na su un altro progetto; lui l'ha richiamata due o tre anni dopo dicendole che aveva degli alieni, e lei si è incuriosita. Fassbender ha raccontato di aver accettato perché gliel'ha detto la moglie.
Piccolo spoiler sul cast, salta queste due righe se vuoi entrare in sala senza sapere niente: Fassbender e Vikander interpretano le creature. Sono irriconoscibili.
Il difetto vero è la durata. La versione vista a Cannes durava 160 minuti, quella finale 156, e la scheda italiana ne indica 145. Comunque la giri è tanto, e il salto dall'horror di paese all'azione nel bosco può lasciare per strada chi era entrato per il Na di The Wailing.
Il sequel esiste, per ora solo sulla carta
Sulla saga la domanda è legittima, e l'ha alimentata il regista in persona. Il 18 maggio, alla conferenza stampa di Cannes, Na ha detto di avere già scritto il copione di un seguito e che lo girerebbe se ne avesse la possibilità. «Guardando questo film, credo che un sequel venga facile da immaginare», ha detto. Poi ha messo le mani avanti: la storia del seguito forse andrà un po' ritoccata.
Tradotto: c'è una sceneggiatura, non c'è un film. Nessuna produzione è stata annunciata, non ci sono date né budget. Il regista però ha in mano i numeri coreani e un'uscita negli Stati Uniti con Neon, che era in calendario per il 9 settembre.
In Italia, intanto, Hope è partito in 217 sale.