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Pieraccioni dice che l'AI è democristiana e ci ha fatto un film

In Un weekend artificiale degli sconosciuti chiusi in una villa devono scoprire chi è l'umanoide. In sala dal 12 novembre.

PIERACCIONI: L'AI È DEMOCRISTIANA
Foto: Vision Distribution

Leonardo Pieraccioni ha un'opinione molto precisa sull'intelligenza artificiale: è democristiana. L'ha detto alla conferenza stampa di Un weekend artificiale, la sua nuova commedia, che esce nelle sale italiane giovedì 12 novembre 2026 con Vision Distribution.

Per lui l'AI «è democristiana, ti dirà sempre quello che vuoi sentirti dire. Tuttavia, guideremo sempre noi la macchina». Se hai mai chiesto a un chatbot un parere sul tuo curriculum e ti sei sentito un genio, sai di cosa parla.

Il ragionamento parte dalla provincia. Pieraccioni, 61 anni, dice che l'Italia di provincia lo ha salvato: prima di girare Il Ciclone faceva il magazziniere, e ancora oggi passa il tempo con gli amici di sempre. Quella scintilla, e una certa malinconia, secondo lui una macchina non le avrà mai.

Una villa, degli sconosciuti e un umanoide da smascherare

Il film gioca proprio su questo. Un gruppo di sconosciuti viene invitato in una grande villa per una specie di esperimento: devono capire chi di loro è un umanoide costruito con l'AI. Sul numero degli ospiti le presentazioni circolate finora non coincidono (c'è chi dice sei, chi sette), quindi meglio aspettare la sinossi ufficiale.

Il protagonista si chiama Leonardo, fa il parrucchiere a Firenze e lo interpreta lo stesso Pieraccioni. Nessuno si aspettava un astronauta.

L'AI che ha in mente il regista ha poco a che vedere con i titoli sui licenziamenti. Pieraccioni ha raccontato di aver immaginato un'intelligenza artificiale che vorrebbe rubarci le emozioni, comprese quelle che fanno soffrire, e non il lavoro. Il tutto in forma di favola: un essere artificiale che si appassiona a quello che ci diverte e a quello in cui falliamo, e finisce dentro una famiglia che le emozioni le prova davvero. In un'altra intervista l'ha messa così: alla fine sarà la macchina a invidiare gli esseri umani.

La lettera che sua figlia ha scritto a mano

Lo spunto è arrivato da casa. Pieraccioni ha trovato una lettera di sua figlia al fidanzato, scritta a mano, e in conferenza stampa ha detto di non averla letta. Gli è bastato vederla per concludere che certe forme di empatia l'intelligenza artificiale non le supererà. La figlia, Martina, ha 15 anni.

Il regista collega il film anche alla sua età. Ha spiegato che chi fa il suo mestiere finisce per raccontare la fase della vita che sta attraversando: all'inizio i dubbi dei trentenni, poi la commedia romantica, poi i dubbi dei figli. Adesso tocca alle macchine, viste da un sessantunenne.

Con l'AI, peraltro, ci convive. Ha detto di usarla ogni giorno e che perfino sua madre, 80 anni, gli chiede se il video del gattino che suona la chitarra è vero oppure no. Sulla scrittura è meno generoso: per ora, secondo lui, l'AI è al livello di uno studente del primo anno e produce cose gnegneresche, che a Firenze vuol dire un po' stupidine.

Panariello, Ceccherini e la Sally di Vasco

Il cast è corale. Ci sono Giulia Vecchio, Tosca D'Aquino, Giovanni Esposito, Paolo Hendel, Herbert Ballerina, Roberto Zibetti e Marta Zoboli, più i due nomi che chi conosce i suoi film dà per scontati: Giorgio Panariello e Massimo Ceccherini.

Il soggetto è di Pieraccioni e Filippo Bologna, e alla sceneggiatura si è aggiunto Andrea Bassi. Producono Our Films e Vision Distribution, in collaborazione con Sky.

Poi c'è la musica. Nella colonna sonora c'è Sally di Vasco Rossi, ed è il dettaglio che, a sentire lui, lo rende più felice. È la prima volta che rimette un brano di Vasco in un suo film dopo Una canzone per te, a trent'anni da Fuochi d'artificio.

Un weekend artificiale arriva due anni dopo Pare parecchio Parigi. Trailer e poster ufficiali sono già online, e il 6 novembre è uscita anche una clip. Per scoprire chi è l'umanoide nella villa bisogna aspettare giovedì 12 novembre.