Il Cybertruck ha una data di scadenza. Elon Musk ha scritto su X, il 6 novembre 2026, che Tesla ridurrà gradualmente la produzione del pick-up nella Gigafactory Texas, ad Austin, fino a fermarla intorno alla metà del 2027. Il motivo dichiarato è lo spazio: quelle linee servono al Cybercab, il veicolo a guida autonoma senza volante né pedali.
Il motivo che Musk non scrive sta nei numeri. Quando lo presentò nel 2019, prevedeva tra 250mila e 500mila Cybertruck venduti ogni anno. Nel 2025, negli Stati Uniti, ne sono stati venduti circa 20mila.
Ventimila. Quasi la metà rispetto al 2024.
Dal miglior prodotto di sempre a un post di una riga
Nel 2019, durante una conference call con gli investitori, Musk lo aveva definito il miglior prodotto mai fatto da Tesla. Un pick-up elettrico tutto spigoli, con la carrozzeria in acciaio inossidabile, che lui stesso paragonava a un carro armato del futuro.
Per vederlo su strada ci sono voluti quattro anni. La produzione è partita nel 2023, con un prezzo tra 80mila e 100mila dollari a seconda delle personalizzazioni. Il prezzo e l'aspetto grezzo hanno fatto discutere fin dall'inizio, e il Cybertruck è diventato in fretta il bersaglio preferito delle prese in giro.
Tesla non comunica le vendite del solo Cybertruck. Lo mette nella voce «altri modelli», insieme a Model S, Model X e al camion Semi. Nel terzo trimestre del 2026 quella voce si è fermata a 8.295 unità in tutto, il dato più basso dal secondo trimestre del 2021. Le stime sui primi nove mesi del 2026 parlano di circa 11.600 Cybertruck venduti, il 28% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.
Uno dei clienti più grossi è stato SpaceX. Che, per la cronaca, è sempre di Musk.
Pannelli che si staccano e porte sotto accusa
Nel 2025 Tesla ha dovuto richiamare 46mila Cybertruck, cioè quasi tutti quelli venduti fino a quel momento, per un pannello esterno che poteva staccarsi. Non era il primo richiamo: prima c'erano stati interventi per problemi di software e di hardware.
Poi c'è la causa legale. I genitori di due ragazzini morti in un incidente hanno fatto causa a Tesla, sostenendo che le porte del Cybertruck abbiano impedito ai figli di uscire dall'abitacolo.
Tesla ha provato a far ripartire le vendite abbassando il prezzo d'ingresso. Nel 2025 è arrivata una variante a trazione posteriore più economica, ritirata dopo pochi mesi; nell'estate 2026 una versione dual-motor più accessibile. Secondo stime non ufficiali, le linee del Texas lavorano comunque a circa un quarto della capacità installata.
Perché il robotaxi si prende la fabbrica
Il Cybercab è il robotaxi di Tesla, pensato per guidarsi da solo senza nessun comando a bordo per un conducente. Il rivale diretto è Waymo, la società di Alphabet (il gruppo di cui fa parte Google), che ha già robotaxi in servizio in 14 città statunitensi.
Il Cybertruck esce di scena nello stesso anno in cui Tesla ha chiuso due modelli di fascia alta, Model S e Model X, fermi da aprile 2026. L'azienda sta spostando risorse su robotica e intelligenza artificiale, e un pick-up che vende poco non trova posto nel piano.
Wes Morrill, l'ingegnere a capo del progetto, lo ha salutato sui social definendolo una piattaforma di sviluppo tecnologico e scrivendo che il Cybertruck «continuerà a vivere attraverso il Cybercab». Quali componenti o soluzioni passeranno da un veicolo all'altro, Morrill non lo ha specificato.
Le domande a cui il post non risponde
Il messaggio di Musk è una riga sola e colloca lo stop più o meno a metà del prossimo anno: un giorno preciso per lo spegnimento delle linee non c'è. Non è chiaro nemmeno se Tesla abbia diffuso un comunicato ufficiale oltre al post.
Chi un Cybertruck lo ha già in garage, per ora, non sa cosa succederà ad assistenza e ricambi. E sul Cybercab mancano i dettagli che contano: quanti esemplari usciranno da Austin e da quando.
Se il calendario di Musk regge, tra la presentazione del 2019 e l'ultimo esemplare saranno passati otto anni. Di produzione vera, meno di quattro.